Potete chiamarla micromusic, chiptune o bitpop, diversi nomi, diversi generi musicali ma un unico comune denominatore: vecchi microprocessori a 6, 8 o 12 bit.
Un fenomeno di musica underground che mette in discussione i sistemi classici di produzione e diffusione per la musica. Per prima cosa non si parla di note, spartiti o accordi, ma di frequenze, logaritmi e programmi.
Una vera rivoluzione, come fu quella punk, che viaggia attraverso Commodore 64, Game Boy, Atari 2600 e Nintendo Entertainment System. È la filosofia del lo-fi che si fa sempre più preponderante.
I suoi elettronici possono essere usati per creare qualsiasi genere musicale e possono essere combinati con chitarre, batteria, moderni sintetizzatori, voce ecc. L’8 bit riprende il concetto del Do it yourself, infatti per fare micromusic basta avere un Game Boy e scaricare gratuitamente un programma o acquistare una cartuccia.
Non a caso Malcolm McLaren, celebre manager dei Sex Pistols, è un autore di musica 8 bit. Ha dichiarato a Wired che: «La chip music è il nuovo folk dell`era digitale. I musicisti del microchip rendono attuali vecchi suoni, senza fronzoli e senza bisogno di studi di registrazione o case discografiche. È la generazione del Nintendo che campiona la propria giovinezza, che inventa i propri strumenti, così come avevano fatto i Kraftwerk. È la resistenza. Contro una musica, quella imperante, sempre più uguale a se stessa, schiava com`è di software avanzatissimi che riducono ogni possibile missaggio e sonorità a un semplice clic del mouse». Tra gli appassionati di micro music appaiono gli sperimentali Björk e Aphex Twin.
Tutto iniziò nel 2000. Johan Kotlinski, studente al Royal Institute of Technology di Stoccolma, ha creato una cartuccia, chiamata Little Sound DJ (www.littlesounddj.com) che trasforma un GameBoy in un sintetizzatore musicale. Nel giro di pochi mesi si è creato un vero e proprio popolo 8 bit.